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La previdenza obbligatoria

Il sistema pensionistico italiano, così come in molti altri Paesi del mondo, è a ripartizione. I contributi versati oggi da chi lavora non vengono conservati, ma servono per pagare le pensioni di coloro che oggi non lavorano più. Il sistema non ha problemi finchè il totale delle entrate è pari a quello delle uscite, ma quando l’ammontare di ciò che deve uscire dalle casse (il totale delle pensioni), è maggiore delle entrate (il totale dei contributi e di eventuali avanzi nei periodi precedenti) si crea un buco che deve essere colmato dallo Stato (deficit previdenziale). Lo Stato non ha molte strade a disposizione: può incrementare le tasse, oppure aumentare il debito pubblico.
Ma se nessuna delle due strade è percorribile? Non resta che modificare il funzionamento del sistema pensionistico.


Nel 1995, con la c.d. Legge Dini, vi è stata una profonda riforma del sistema di calcolo delle pensioni, sistema ancora oggi in vigore.
Dal retributivo si è passati a un sistema contributivo. Le pensioni non sono più calcolate partendo dalle retribuzioni percepite e dal numero di anni di anzianità contributiva, ma sono legate all’ammontare dei contributi versati e all’età al pensionamento. Questi contributi vengono rivalutati in base alla crescita dell’economia italiana e, al momento del pensionamento, ogni lavoratore avrà raccolto un certo capitale che sarà trasformato in pensione.
Il nuovo sistema contributivo ha le potenzialità per riportare in equilibrio il sistema previdenziale, ma comporta, nella maggior parte dei casi, una riduzione della pensione.
La consapevolezza di tale riduzione è inoltre “ritardata”: i colleghi più anziani vanno in pensione con un livello della prestazione ancora accettabile, i giovani tendono a sottovalutare il problema. Quando si inizierà a percepire davvero l’effetto delle riforme (dal 2012 in poi), saranno passati diversi anni e correre ai ripari comporterà delle scelte drastiche. Ma allora quali possibilità avranno i lavoratori più giovani?
Posticipando, se possibile, la pensione, in primo luogo si contribuisce per più anni e quindi si accumula un “gruzzolo” più elevato. Purtroppo, posticipare il pensionamento, in  certi casi potrebbe essere difficile e, comunque, non essere sufficiente.
Per questo aderire a Fondoposte il prima possibile è una possibilità sempre meno trascurabile.

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